Descrizione
L’opera è tratta dal terzo episodio del forse poco conosciuto romanzo “Lazzarillo de Tormes”.
La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades, più conosciuto come Lazarillo de Tormes è un romanzo spagnolo di autore anonimo, la cui edizioni più antiche conosciute sono datate al 1554.[2] Scritto in prima persona sotto forma di un’unica lunga lettera, in esso è narrata la vita di un ragazzo, Lazzaro di Tormes, nel contesto del XVI secolo, a partire dalla sua nascita e dalla sua infanzia infausta fino al suo matrimonio, già in età adulta.
Il romanzo è scritto in forma autobiografica: è il protagonista che parla, narrando le proprie avventure in modo quasi cronachistico, senza commenti o riflessioni d’ordine morale. La figura di Lazarillo, antieroe per eccellenza, e le sue vicende sconclusionate riflettono l’incertezza che regnava nella Spagna di Carlo V, soggetta a una grave crisi economica e caratterizzata da squilibri sociali.
Il giovane è un vagabondo che si serve di mille espedienti per procurarsi da vivere; sempre in viaggio, sempre affamato, non disdegna di servirsi di mezzi illeciti pur di sbarcare il lunario. Di volta in volta, presta i suoi servizi a un mendicante cieco, a un prete avaro, a uno scudiero squattrinato, a un frate mercedario, a un frate che commercia bolle papali, a un pittore di strada, a un capo sbirro, a un cappellano e alla fine a un arciprete, per cui fa il banditore di vini. Di quest’ultimo sposa la serva, le cui grazie continuerà a condividere con il padrone.







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